Non vi sono riferimenti a spiacevoli allusioni ed usi digitali e/o sessuali.
Trattandosi di un soggetto che non esprime la mia condizione, ma quella di mia madre, della quale sono stata testimone nel 2006, mentre vegliavo su di lei nel letto di ospedale, non rappresenta per me una figura in cui mi identifico in prima persona (e questo non significa che la mia identificazione vada ad una n.2), ma racconto ed esprimo le mie impressioni di quella circostanza. Quindi vorrei che si eviti di aggiungere sensazioni e ricordi di degenze ospedaliere qualsiasi, rovinando cosí la poesia e la natura artistica della mia opera pittorica, e la mia sensibilità emotiva ed empatica.
Smentisco l'interpretazione altrui che ha considerato lo “stare a letto” come causa della sofferenza, deducendo che per stare meglio bisogna essere costretti a muoversi, per non sentire la sofferenza.
Il titolo che ho dato al mio dipinto, mia espressione artistica, racconta che l'immobilità era conseguenza della malattia. |